Scovato dopo 15 anni l’assassino di Max Iorio
Stava per essere archiviato come cold case, ovvero come uno di quei fatti di cronaca nera che non hanno né un movente né un assassino, ed invece l’omicida di Max Iorio è stato trovato. La storia risale al 19 marzo 1997, quando il dipendente comunale di Rimini venne ritrovato morto nella sua abitazione con sei coltellate al petto. L’allora 38enne Iorio, originario di Biella, è stato ucciso dal bosniaco Zoran Ahmetovic, che la vittima aveva abbordato per un incontro di ses*o occasionale e aveva portato nella sua casa dove ha trovato la morte.
Lo slavo ha confessato il brutale omicidio dal carcere di Ferrara dove sta scontando una pena per altri reati. A tradirlo, a quindici anni di distanza, sono state una goccia di sangue trovata su un’anta di un mobile in casa di Iorio e una cicca di sigaretta spenta nel posacenere lasciato sul comodino. A questo si sono aggiunti un identikit ricavato nel ’97 e un confronto con alcune dichiarazioni rilasciate dall’ex fidanzato di Iorio, che conobbe il nomade la sera in cui il 38enne morì.
Durante la confessione rilasciata poche ore fa Zoran, che usava molti nomi di fantasia per i suoi crimini e furti, si è preso tutta la responsabilità dell’omicidio. Il bosniaco ha raccontato di essersi ubriacato, drogato e consumato un rapporto omosessuale con la vittima. Ad un secondo tentativo di approccio di Iorio, l’aggressore ha risposto con una violenza inaudita: ha strangolato il dipendente comunale a mani nude e l’ha poi trafitto con un coltello per ben sei volte. Resosi conto di quanto aveva appena fatto, scappò dalla casa non senza aver portato via prima lo stereo e aver coperto il cadavere con una coperta.
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